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Il monumento all’Artigliere di Torino

Origini e realizzazione

Con il proposito di realizzare e donare alla città di Torino, un monumento celebrativo dell’Arma di Artiglieria , nasceva nel gennaio 1926, con sede in via Verdi 1, il “Comitato monumento all’Arma Artiglieria” sotto il patronato deo Duca e Duchessa d’Aosta. Il Presidente era il Gen. Alessandro Goria.
La scelta della città non era casuale: in Piemonte era stata costituita e aveva conquistato le prime glorie l’Arma dell’Artiglieria e, in Piemonte, sorgevano importanti industrie metallurgiche che avevano apportato un notevole contributo alla produzione e allo sviluppo tecnologico della specialità militare.
Celebrare degnamente i fasti della gloriosa Arma e glorificare nel contempo la tenacia del lavoratore dell’industria pesante e l’eroicità delle genti d’arma. Erano questi i principi e valori ispiratori, che il nuovo monumento negli intenti del Comitato nominava il progettista dell’opera: lo scultore Pietro Canonica. (Moncalieri 1869 – Roma 1959), già allievo di Tabacchi, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Torino, senatore del Regno, artista di fama internazionale, il quale aveva realizzato a Torino il monumento al Cavaliere d’Italia (1923) attualmente posto in piazza Castello.
La data presunta d’inaugurazione del monumento era prevista per l’aprile 1928, in coincidenza con i festeggiamenti per il IV centenario della nascita di Emanuele Filiberto e con decennale della Vittoria.
Canonica e il gen. Goria individuavano anche il sito ideale dove porre la nuova opera: il piazzale Duca d’Aosta, arca nella quale convergevano i tre corsi Trieste, Trento e Duca d’Aosta, piazzale di grande effetto scenografico, allora a fronte dell’ingresso principale dello Stadium Nazionale (nell’area dove ora sorge il Politecnico), sul corso Vinzaglio, ora corso Duca degli Abruzzi. Di diverso parere il principe di Piemonte, il quale attraverso il proprio aiutante, tenente generale Ambrogio Clerici faceva pressioni affinché il monumento sorgesse sulla piazza Solforino, ritenendo forse troppo defilata la posizione indicata dal Comitato.
La città, interpellata, accoglieva favorevolmente l’iniziativa e la Commissione Igienico Edilizia richiedeva, nel febbraio del 1926, al presidente del Comitato che aveva inviato semplici cartoline del monumento. Maggiori dettagli del progetto, quali il bozzetto o il progetto in scala dell’opera, al fine di procedere alla corretta valutazione e idoneità dei diversi siti che venivano proposti.



Il Monumento all'Artigliere a Torino, dove è collocata la statua di Santa Barbara

Canonica si mise all’opera, e dopo aver ideato un primo bozzetto di gesso rappresentante un arco a pianta rettangolare, oggi conservato presso il museo Canonica di Roma, sviluppava successivamente l’idea di un arco a pianta ottagonale. Il bozzetto era pronto, e la Commissione Igienico Edilizia approvava l’opera del Canonica, anche in virtù del “ del sicuro affidamento e provato valore dell’artista” , ma individuava una diversa ubicazione rispetto a quella inizialmente proposta dal Comitato: l’angolo tra corso Vittorio e corso Massimo d’Azeglio, in prossimità di una collinetta esistente nel parco del Valentino. Il sito previsto richiedeva però pesanti e costosi lavori di spianamento e l’abbattimento di alcuni alberi. La Commissione, in un secondo momento, ritenne più idonea, sia per il migliore effetto prospettico, che per la mancanza di onerose opere preparatorie, l’area posta all’incrocio tra corso Cairoli e Vittorio Emanuele. Era questo un luogo che si inquadrava con particolare suggestione nel verde cupo delle vaste alberate del Parco del Valentino, in prossimità del ponte monumentale Re Umberto, a pochi passi dal luogo dove andava sorgendo uno dei primi edifici razionalisti della città : “Palazzo Gualino” di Levi Montalcini e G. Pagano.
Il bozzetto presentato per l’esame della Commissione rappresentava un arco votivo con pianta ottagonale, di dimensioni maggiori rispetto a quello poi edificato. Anche l’apparato decorativo è stato successivamente ridotto , al fine evidente di contenere le spese. Spariti i due grandi cannoni sommatali e la grande statua centrale posta davanti al coronamento, sostituita dalla bombarda. Modificati anche i due fianchi laterali: al posto dei fregi in altorilievo, poco dopo l’inaugurazione del monumento verranno poste due fontane, che tuttavia non saranno mai attivate. Il progetto e la nuova ubicazione erano approvati con deliberazione del 23 settembre 1926 dal commissario prefettizio gen. C.A. Donato Etna. I lavori iniziavano alla fine del maggio 1927 con l’intenzione del Canonica di ultimarli entro la metà di aprile dell’anno seguente, avviando le opere di sterro per le fondazioni. Esecutore dei lavori di pietra era la ditta Cavagnino di Rezzato, cittadina presso Brescia, vicino a Botticino, località famosa per le cave dell’omonima pietra calcarea. Le opere edili erano affidate alla ditta Albino Guilizoni.
Le opere procedono da subito con lentezza tant’è che dopo solo un mese, il servizio tecnico dei LL.PP lamenta la sostanziale inattività del cantiere che rappresenta “un utile ingombro di suolo pubblico“ . Non poteva essere diversamente poiché lo studio dello scultore in via Santa Giulia n. 52, visitato dai gendarmi appositamente dal Comune a conoscere il motivo di tale inattività, è deserto. Canonica da tre settimane si trova in Turchia per "ragioni professionali", e ha lasciato un suo sostituto: lo scultore prof. Luigi Squarzini. Nel luglio 1927 il Canonica, trafelato comunica al potestà di aver imposto al capomastro il sollecito inizio dei lavori non ancora avviati, e si scusa del non concreto inizio deo lavori adducendo un presunto malinteso sorto tra la Ditta esecutrice e lo stesso capomastro. Canonica rassicurava e dichiara inoltre che concluderà il monumento, nella parte architettonica, per il marzo dell’anno successivo. I lavori iniziano concretamente nell’autunno, anche se il podestà, non del tutto rassicurato dal comportamento dello scultore, nell’ottobre dello stesso anno, nel compiacersi dell’andamento dei lavori, ricorda al Canonica le tempistiche promesse.
Preoccupazioni non eccessive, se nell’aprile del 1928, ancora il podestà, reitera al Comitato la lentezza del cantiere, chiedendo se, come promesso dallo stesso Canonica, considerato la frequentazione del luogo da moltissimi forestieri, e con la prossima Esposizione Internazionale di Torino, (inaugurata il 1 maggio del 1928), non sia possibile rimuovere la recinzione dal monumento. Il monumento in soli sette mesi è già completato nelle sue parti strutturali e decorative, ma è incompleto nel collocamento delle statue. Non sono solo le difficoltà tecniche a destare preoccupazioni. L’imponente opera prosciuga le casse del Comitato, il quale per far fronte alle crescenti spese occorrenti, sollecita una promessa di sostegno economico fatta nella primavera 1927 subito dopo l’inizio dei lavori, dal primo podestà di Torino, ammiraglio Conte Luigi Balbo Bertone di Sambuy. Le difficoltà economiche che si evidenziano rallentano il procedere dei lavori. La data prevista dal Comitato per l’inaugurazione deve essere posticipata a nuovo termine da stabilire. E’ necessario sbloccare la situazione. Nel novembre 1928 il vice presidente del Comitato F. Sasso, comandante della Regia Accademia Militare e della Scuola di Applicazione, torna alla carica e chiede al commissario prefettizio per il municipio di Torino Umberto Ricci, la somma di L.100.000, equivalente al prezzo sostenuto per lo sterro e le fondazioni. L’accordo prefetto, con pronta risposta, dribbla la richiesta del Comitato, accennando di non aver notizia di precedenti promesse, e laconicamente conclude che, pur plaudendo la patriottica iniziativa, l’Amministrazione si era già fatta carico della concessione del luogo e non aveva provveduto ad alcun stanziamento a favore dell’opera. Inviata la deludente lettera al Comitato, il prefetto imbarazzato, si affretta nel contempo, a chiedere spiegazioni al Sambuy sulla veridicità delle promesse fatte. Il problema tuttavia non è risolto. Mentre il Canonica prosegue nei suoi lavori, ricevendo nel novembre del 1928 dal Servizio Tecnico del Comune Kg. 7000 di bronzo da cannone da utilizzare per le fusioni, provenienti dall’Arsenale Militare su disposizioni del Ministero della Guerra, con caparbietà, quasi alla vigilia del Natale del 1928, il Comitato reitera la richiesta di finanziamenti. Il comune crede alle pressioni e nel marzo del 1929 comunica al rincuorato gen. Sasso, che per effetto di un assestamento di bilancio si provvederà alla sospirata concessione di un concorso, seppur non ingente come quello accennato, sulle spese per l’erezione del monumento, anche se già impegnati per una “rilevantissima somma per il monumento ai Caduti Torinesi”.
(Si tratta del faro della Vittoria sul colle della Maddalena, inaugurato nel maggio del 1928, statua donata da Giovanni Agnelli).
Nel novembre del 1929 il podestà assicura che L.50.000 sono già in pagamento; ulteriori L.50.000 saranno a disposizione del Comitato prima del giugno 1930. Il generale Sasso riconoscente per il generoso contributo ringrazia il podestà nel dicembre del 1929. Riceverà, in qualità di presidente del Comitato le ulteriori L.50.000, direttamente dal neo eletto podestà Paolo di Thaon di Revel il 15 aprile del 1930. Il Canonica nel frattempo ultima e colloca tutte le statue e decorazioni previste, seppur in numero ridotto e semplificato rispetto al bozzetto approvato quattro anno prima. Al completamento dell’opera mancano alcune finiture edili indispensabili: l’asfaltatura del terrazzo, non visibile dall’esterno, situato sull’estradosso dell’arco, la realizzazione dello scarico delle acque piovane e la provvista delle porte in legno di chiusura dei due locali simmetrici ricavati nell’interno del monumento; è necessaria un’ulteriore spesa di L.11.200. In tutta fretta, a meno di un mese dall’inaugurazione il comune, ancora una volta, stante la persistente non disponibilità di fondi del Comitato, provvede (delibera 17 maggio 1930).
Tutto ormai era pronto per la fatidica giornata dell’inaugurazione che avverrà con solenne cerimonia, alla presenza dei Sovrani , IL 15 giugno del 1930. E’ la giornata che celebra il 12° anniversario dell’inizio della battaglia del Piave, alla cui benevole sorte, in modo decisivo e determinante aveva contribuito l’uso massiccio e devastante dell’artiglieria. Torino si arricchiva del proprio arco votivo, il quale, seppur di modeste dimensioni, e di disordinato accostamento di stili e varietà di cimeli, ben si inseriva in quel suggestivo scorcio del Valentino.
L’opera sorgeva in una Torino che stava velocemente mutando la propria immagine attraverso una frenetica attività edificatoria, sede prestigiosa delle ultime Esposizioni Internazionali, l’ultima delle quali si era svolta dal maggio al settembre del 1928. Sotto la spinta ideologica del regime che incentivava la pratica ginnica, stavano sorgendo gli impianti sportivi comunali: stadio, piscina coperta e all’aperto, realizzati a tempo di record. Impianti che andavano in parte a sostituire l’ormai sorpassato “Stadium” di corso Montevecchio inaugurato nel 1911, di fronte al quale il Comitato aveva suggerito di erigere il monumento. Su progetto firmato dall’arch. Piacentini, interi quartieri sull’asse della “strada nuova” voluta da Carlo Emanuele come ampliamento verso sud della capitale del ducato sabaudo, andavano abbattuti per realizzare via Roma. Piazza Castello perdeva così il proprio unitario carattere barocco, per l’intromissione della svettante Torre Littoria di Melis de Villa. Un altro importante monumento torinese, che sarà inaugurato nell’ottobre dello stesso anno, era quasi ultimato: la fontana Angelica di piazza Solforino.
L’arco era stato da poco inaugurato, ma già nell’aprile dell’anno seguente, la ditta esecutrice delle opere in pietra porgeva un preventivo al podestà di L.38.000 per la realizzazione di due fontane decorative da installare nei due fianchi dell’arco. E’ lo stesso Canonica, che non ritiene ancora conclusa la sua opera e che preme per la realizzazione delle fontane che conferirebbero al suo monumento “ vita e colore in quel meraviglioso angolo verde”. Canonica esegue il disegno delle fontane e il bozzetto di gesso, esso raffigura la prova di una nave romana da eseguire in porfido lucidato con decorazioni di meduse di bronzo a getto d’acqua. L’acqua che fuoriesce è raccolta nelle sottostanti vasche di lucida sienite. Cavagnino eseguirà il modello al vero delle fontane sotto la direzione del Canonica, prima di realizzarle dal vero. Sarà questa l’ultima modifica subita dal monumento.

Articolo di Leonardo Mastrippolito

Il restauro

Per buona parte dei torinesi che, fin dagli anni ’30 dello scorso secolo, distrattamente lo lambiscono entrando nell’amato parco cittadino giungendo dal lungo Po, è semplicemente “l’Arco del Valentino”. Non sono in molti, infatti a sapere che la porta d’accesso si apre in corso Vittorio sul “polmone verde” di Torino rappresenta in realtà il Monumento all’Arma d’Artiglieria.
Con il prezioso intervento dell’Associazione Amici dei Beni Culturali Piemontesi si è voluto restituire alla città lo splendore di una volta, di quel 15 giugno 1930 in cui venne inaugurato.



Il progetto di recupero del Monumento all’Arma di Artiglieria nasce nel quadro dell’opera di mecenatismo, finalizzato alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale del territorio regionale, condotta dall’Associazione presieduta dall’Avvocato Fabrizio Benintendi, che sul modello di precedenti ed analoghe esperienze di restauro realizzate nella città, fra le quali spiccano quelle della Basilica Urbana del Corpus Domini e del Teatro Godetti, ha stipulato nel 2004 una convenzione con l’amministrazione comunale per il reperimento delle risorse finanziarie necessarie e per l’affidamento dei lavori.




In virtù dell’attività di fund raising sviluppata, l’operazione ha vantato poi fondamentale collaborazione della Fiat, con cui nella fase preliminare è stato definito un accordo in base al quale, a fronte del finanziamento del progetto di recupero.
I lavori invece, sono stati realizzati dalla Compagnia Italiana di Conservazione, individuata ormai da tempo dall’Associazione Amici dei Beni Culturali Piemontesi.
A seguito di una scrupolosa raccolta di documentazione a carattere progettuale, storico fotografico, è stato definito il piano degli interventi che, dopo circa un anno di intenso lavoro, nella primavera del 2005 sono giunti a compimento, regalando il vero ed autentico volto del Monumento all’Arma d’Artiglieria ai torinesi.
Il 15 giugno 2005 l’inaugurazione del restauro al Monumento all’Artigliere in presenza di Autorità Civili e Militari con il Principe Filiberto di Savoia.