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venerdì 9 gennaio 2026

Ministero dell'Istruzione e del merito - Richiamo alle disposizioni generali sull'uso della bandiera - Il Ministro prof. Giuseppe Valditara



"All'indomani della ricorrenza del 7 gennaio, istituita con la legge 31 dicembre 1996, n.671 per celebrare la nascita del Tricolore e promuovere nelle comunità scolastiche la conoscenza dei valori fondativi della Repubblica - scrive Valditara - si richiama l'attenzione sull'importanza della bandiera italiana quale simbolo di unità di tutti gli italiani e segno distintivo dell'identità della nostra Nazione.È fondamentale che gli studenti conoscano la storia e il valore costituzionale del Tricolore, come previsto, peraltro, dalle Linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica".
    E ancora: "l'educazione al rispetto della bandiera passa anche attraverso la cura e la corretta esposizione della stessa sugli edifici scolastici".

Per questo il ministro ricorda le disposizioni del Dpr del 7 aprile 2000, n.121, che regolano modalità, tempi e condizioni di esposizione della bandiera della Repubblica italiana e delle altre bandiere previste dalla normativa vigente.
    "Il regolamento prevede, tra l'altro - sottolinea infine il ministro - che le bandiere siano mantenute in buono stato di conservazione, esposte in modo conforme e sostituite qualora risultino deteriorate, scolorite o non più idonee alla funzione rappresentativa loro attribuita".







mercoledì 7 gennaio 2026

7 gennaio 1797: nasce il Tricolore, simbolo di un’Italia che prende forma

«La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni». L’articolo 12 della Costituzione detta le forme e l’aspetto del vessillo che sventola su tutti i palazzi istituzionali del Paese, dal più piccolo dei Comuni fino al Quirinale.

La norma è in vigore dal 1° gennaio 1948, ma la storia della bandiera italiana è ben più antica. Dal 1997 viene celebrata ogni 7 gennaio nella “Festa del Tricolore” a Reggio Emilia, la città che diede i natali alla bandiera nel municipio cittadino, ribattezzato proprio Sala del Tricolore.

Verde come le pianure, bianco come Alpi e Appennini e rosso come il sangue delle vittime delle guerre. È questa la spiegazione più accreditata sull’origine dei colori della bandiera italiana che oggi, 7 gennaio, compie 229 anni. In realtà, il vessillo della nostra Repubblica, meglio noto come tricolore, ha una radice decisamente più complessa.

Innanzitutto, pare che i tre colori accostati facciano la loro prima apparizione nel 1794 (67 anni prima dell’Unità d’Italia) per merito di due studenti dell’Università di Bologna: Giovanni Battista De Rolandis, astigiano, e Luigi Zamboni, bolognese. Entrambi sostenitori dei princìpi contenuti nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino - elaborata nel 1789 durante la rivoluzione francese - e impazienti dell’arrivo dell’armata di Napoleone Bonaparte, decidono di dare vita a un’insurrezione distribuendo tra gli aderenti proprio delle coccarde tricolori. Scelgono il bianco e il rosso perché erano i colori rispettivamente di Bologna e Asti, mentre il verde viene aggiunto come simbolo di speranza. L’insurrezione però fallisce e Zamboni e De Rolandis vengono condannati a morte. Ma andiamo con ordine…

Storia del tricolore

Era il 7 gennaio 1797 quando a Reggio Emilia nacque il tricolore italiano: bandiera nazionale. A idearlo Luigi Zamboni, studente dell’Alma Mater, e Giovanni Battista De Rolandis, patriota piemontese. Il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, decretò «Che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco e Rosso e che questi tre Colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti». Il tricolore fu così adottato come vessillo durante il Risorgimento dal Regno di Sardegna, dal Regno delle Due Sicilie e da tutti i territori che man mano andarono a ricomporre durante le Guerre d’Indipendenza il territorio nazionale. La proclamazione ufficiale, nonostante l’Unità raggiunta nel 1870 con la Breccia di Porta Pia, avvenne però solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Era il 24 marzo 1947 quando la neonata Repubblica Italiana eliminava il simbolo dei Savoia dalla bandiera e proclamava nell’articolo 12 della Costituzione il seguente articolo: «La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni».

Perché questi tre colori?

Nell’Italia del 1796, attraversata dalle vittoriose armate napoleoniche, le numerose repubbliche di ispirazione giacobina, che avevano soppiantato gli antichi Stati assoluti adottarono quasi tutte, con varianti di colore, bandiere caratterizzate da tre fasce di uguali dimensioni, chiaramente ispirate al modello francese del 1790. Anche i reparti militari “italiani”, costituiti per affiancare l’esercito di Bonaparte, ebbero stendardi che riproponevano la medesima foggia. In particolare, i vessilli reggimentali della Legione Lombarda presentavano, appunto, i colori bianco, rosso e verde: il bianco e il rosso, infatti, comparivano nell’antichissimo stemma comunale di Milano (croce rossa su campo bianco), mentre verdi erano, fin dal 1782, le uniformi della Guardia civica milanese. Gli stessi colori, poi, furono adottati anche negli stendardi della Legione Italiana, che raccoglieva i soldati delle terre dell’Emilia e della Romagna, e fu probabilmente questo il motivo che spinse la Repubblica Cispadana a confermarli nella propria bandiera. Al centro della fascia bianca, lo stemma della Repubblica, un turcasso contenente quattro frecce, circondato da un serto di alloro e ornato da un trofeo di armi.

Chi erano gli ideatori

Luigi Zamboni (1772-1795), bolognese, era studente di Legge all’Alma Mater. Figlio di un commerciante di stoffe di via Strazzacappe e di Brigida Borghi, fin da ragazzo interrogava i viaggiatori stranieri che si recavano presso il magazzino del padre e si appassionò alle vicende francesi. Si convinse così che Bologna doveva affrancarsi dal dominio pontificio per riavere l’antica autonomia.

Ben presto entrò in contatto con l’ambiente rivoluzionario e viaggiò in Francia e Corsica. Dopo aver partecipato ad una serie di missioni segrete sotto falso nome e dopo essere venuto in contatto con esponenti della massoneria, tornò a Bologna e raccolse intorno a sé alcuni studenti, giovani laureati e uomini di strada, tutti contrari al governo assolutista e antidemocratico dello Stato Pontificio. La madre condivideva il suo innato patriottismo e confezionò coccarde tricolore alla moda francese, sostituendo il verde all’azzurro.

Giovanni Battista De Rolandis (1774-1796) originario dell’astigiano proveniva da una famiglia aristocratica. Quando i francesi si concentrarono sulla dorsale delle Alpi piemontesi, la madre lo allontanò da Torino e lo mandò al seminario di Asti da dove venne allontanato dopo una protesta e fu così che, per intercessione del cugino della madre Carlo Luigi Amico, ministro dei Savoia a Napoli, venne accolto presso il Collegio Piemontese “La Viola” di Bologna e iscritto alla facoltà di teologia. Sotto le due Torri incontrò Luigi Zamboni.

Insieme assunsero il comando di una piccola formazione e iniziarono a scrivere e distribuire manifesti. Per il tricolore scelgono il bianco e il rosso, perché erano i colori rispettivamente di Bologna e Asti, mentre il verde viene aggiunto come simbolo di speranza. Nella notte tra il 13 e il 14 novembre 1794 diedero vita ad una sommossa, vennero catturati nei pressi di Firenzuola e vennero rinchiusi a Bologna, nel carcere del Torrone. Luigi fu trovato impiccato nella sua cella il 18 agosto 1795 in circostanze mai chiarite; De Rolandis venne portato alla forca l’anno successivo, dopo aver subito crudeli torture. I due vengono considerati i primi martiri della libertà italiana e del Risorgimento.


lunedì 29 dicembre 2025

Verso un nuovo anno insieme - dalla redazione web


Gentili Soci dell’Associazione Nazionale Artiglieri – Sezione Provinciale di Torino e Simpatizzanti,

è con grande piacere che la Redazione Web vi rivolge i più sinceri auguri per un felice 2026.

Grazie alle potenzialità delle nuove tecnologie di intelligenza artificiale, che ci permettono oggi di ampliare le nostre capacità di connessione e condivisione, siamo lieti di rafforzare il legame con tutta la nostra comunità.

Auguriamo a tutti voi un anno ricco di gioie, successi e della piena realizzazione dei vostri desideri. Possa il 2026 portare salute, serenità e prosperità a ciascuno di voi.

Con viva cordialità,

La Redazione Web Art. Claudio Fabbretti – Webmaster


venerdì 26 dicembre 2025

TORINO - Comunicazione per i Soci - A.N.Art.I - Sezione provinciale di Torino - Convocazione dell'Assemblea Ordinaria 2026

 




I Signori Soci e Socie sono invitati/e a partecipare personalmente o per delega all’ Assemblea

Ordinaria che avrà luogo in prima convocazione il giorno 29 gennaio 2026 alle ore 8,30 presso la sede sociale del Gruppo Alpini Torino Nord in pìazza Bottesini 20, mancando il numero legale, in seconda convocazione nella stessa sede alle ore 17,00 del 29 gennaio ed eventualmente in terza convocazione

alle ore 17,30.




LINK MAPS GOOGLE per raggiungere la Sede del   Gruppo Alpini Torino Nord in pìazza Bottesini 20





venerdì 19 dicembre 2025

Messaggio di Auguri del Col. Oronzo Rodia, Presidente dell'Associazione Artiglieri della Sezione Provinciale di Torino





Il Presidente Col. Oronzo Rodia e il Consiglio Direttivo dell'Associazione Artiglieri della Sezione Provinciale di Torino,  vi augurano Buon Natale e Felice Anno Nuovo 2026 a tutti i Soci e Famigliari!

Il 2025 è stato un anno significativo per la nostra Associazione, pieno di sfide e traguardi raggiunti insieme. Ringraziamo tutti per il vostro impegno e dedizione, che ci hanno permesso di crescere e rafforzare i nostri legami.
Buone Feste e un felice 2026 a tutti!